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La scienza spiegata

Lo studio su 29.794 persone, spiegato semplice

Dr. Med. William Gamba
Dr. Med. William Gamba · Revisione medica: agosto 2026 · 7 min di lettura
IN BREVE

Uno studio retrospettivo del 2022 ha raccolto i dati di 29.794 persone: dopo una singola seduta, la dismetria funzionale — un'attivazione asimmetrica dei muscoli — è scomparsa in tutti i casi trattati, con stabilità documentata fino a 18 anni. Ma la dismetria non è una malattia: correggerla non significa guarire da una patologia.

Se cerchi informazioni sulla tecnologia REAC, prima o poi incontri un numero grosso: 29.794 persone, 100% dei casi. È un dato reale, pubblicato nel 2022 su una rivista scientifica. Ma un numero grande, da solo, non dice quasi nulla: quello che conta è che cosa è stato misurato — e che cosa non è stato misurato.

Preferisco spiegarlo io, che questa terapia la pratico ogni giorno, piuttosto che lasciare il numero circolare senza contesto. Perché quel «100%» non significa «guarigione garantita», e perché lo studio ha limiti che gli autori stessi mettono nero su bianco.

Che cos'è la dismetria funzionale

Il primo malinteso riguarda l'oggetto dello studio. Non è il mal di schiena, non è l'artrosi, non è la fibromialgia: è la dismetria funzionale. E la dismetria funzionale non è una malattia.

Gli autori la definiscono un comportamento motorio adattativo: gruppi muscolari simmetrici — destra e sinistra — che si attivano in modo asimmetrico. Non per una lesione né per un danno anatomico, ma come adattamento indotto dallo stress ambientale. Nel paper viene collegata all'asimmetria fluttuante, considerata una misura epigenetica dello stress a cui l'organismo è stato esposto.

Si rileva con una manovra semplice, senza macchinari. Il paziente passa dalla posizione supina a quella seduta; l'esaminatore appoggia le mani sui quadricipiti, lungo il margine superiore delle rotule, tenendo i pollici perfettamente allineati. Durante il movimento i pollici si disallineano progressivamente: è quel disallineamento a rendere visibile l'attivazione asimmetrica.

È un segno, non un sintomo. Ma è un segno che riguarda il livello del controllo: sistema nervoso centrale → tono muscolare → postura → distribuzione dei carichi → deformazione strutturale → infiammazione → dolore. La dismetria funzionale si colloca all'inizio di questa catena, non alla fine.

Che cosa ha misurato lo studio — e che cosa no

Lo studio ha misurato una cosa sola: la presenza o l'assenza di quel segno, prima e dopo il trattamento. Il trattamento è il protocollo di ottimizzazione neuro-posturale (NPO), che nella pratica clinica corrisponde alla prima seduta di Riequilibrio Posturale (RP): una singola somministrazione preprogrammata, in cui la punta della sonda viene appoggiata a un punto preciso del padiglione auricolare — il bordo superiore del terzo inferiore della scafa.

Quello che lo studio non ha misurato è altrettanto importante. Non ha misurato la guarigione dalla lombosciatalgia, dall'ernia del disco, dall'artrosi o dalla fibromialgia. Non ha seguito l'evoluzione delle patologie né misurato il dolore con una scala dedicata. Ha registrato la scomparsa di un segno di attivazione muscolare disfunzionale.

Correggere la dismetria funzionale, quindi, non equivale a guarire da una malattia. È del resto coerente con il modo in cui la terapia CEMP-BI funziona: non agisce direttamente sul sintomo né sul tessuto, ma promuove il recupero della capacità di autoregolazione del sistema nervoso. Il segno che scompare ci dice che in quel controllo qualcosa si è riorganizzato. Non ci dice quanto starà meglio una persona specifica.

Il 100% che va letto bene

Il risultato riportato è la scomparsa della dismetria funzionale nel 100% dei casi trattati, con stabilità documentata fino a 18 anni dopo la singola somministrazione. È il dato che viene sempre citato. Ma va letto insieme al numero di persone su cui è stato verificato in ciascun momento del follow-up.

I 29.794 soggetti sono il totale di partenza: 11.981 uomini e 17.813 donne, età media 47,70 anni. Nel tempo, però, i pazienti smettono gradualmente di tornare ai controlli. A un anno di distanza i soggetti rivalutati sono 3.809; a sei anni 1.329; a dodici anni 424. A diciotto anni sono 189.

Significa che la frase «risultato stabile fino a 18 anni» riguarda 189 persone, non 29.794. Non è un trucco: è quello che succede in ogni casistica raccolta nella pratica clinica reale, e gli autori lo dichiarano apertamente. Ma cambia il peso del dato — il numero enorme vale per il breve termine, il risultato a lunghissimo termine poggia su un campione piccolo.

I limiti dichiarati dagli autori

Lo studio è retrospettivo: non è uno studio randomizzato e controllato. I dati provengono da centri clinici in Italia e in Brasile e sono stati raccolti in oltre diciotto anni, a partire dal settembre 2003, durante la normale attività. Gli autori lo scrivono nei limiti: gli studi retrospettivi hanno limitazioni importanti nella qualità e nella quantità dei dati disponibili, perché quei dati raramente vengono raccolti per le necessità dello studio. Precisano però che criteri, dati e outcome erano definiti prima della raccolta.

C'è un secondo elemento, ed è quello che di solito non viene raccontato: il conflitto d'interessi, dichiarato nel paper stesso. Salvatore Rinaldi e Vania Fontani sono gli autori del brevetto REAC; due delle autrici sono loro figlie; i dispositivi sono prodotti da ASMED S.r.l. di Firenze. Non invalida automaticamente i risultati, ma è un elemento da mettere sul piatto quando si legge un dato così netto — ed è la ragione per cui una ricerca del genere ha bisogno di repliche indipendenti.

Perché nella pratica clinica è importante questo studio

Nella mia pratica clinica, iniziata nel 2004, ho trattato per la dismetria funzionale tutti i pazienti: è il primo gesto terapeutico che si fa con questa terapia, è lo «sblocco» iniziale. Nessuno dei miei pazienti trattati ha partecipato a questo studio — e così per tanti altri colleghi in Italia — per cui questi numeri sono molto sottostimati.

Quello che si osserva dopo questo «sblocco» certe volte è impressionante. Da alcuni pazienti viene paragonato ad una bacchetta magica e, ovviamente, non è così — ma spesso si ottengono risultati mai ottenuti prima dal paziente. È comunque solo l'inizio di un processo che va seguito nel tempo.

Oltre all'ottimizzazione del gesto atletico, le altre peculiarità di questa «partenza» terapeutica sono quelle descritte nella brochure dello studio: dopo la prima seduta, generalmente, il passo diventa più stabile e sicuro, l'appoggio plantare cambia e migliora, la respirazione si apre di più, la postura inizia a riequilibrarsi, il movimento articolare migliora, il tono muscolare inizia ad armonizzarsi e il dolore si può ridurre immediatamente al test. Molti pazienti percepiscono alcuni di questi cambiamenti in pochi secondi.

Perché conta comunque, per un paziente

Detto tutto questo, resta uno studio che vale la pena conoscere, per tre motivi concreti.

La numerosità. Quasi trentamila persone valutate nella pratica clinica reale sono una base rara: pochi approcci alle disfunzioni posturali dispongono di una casistica di queste dimensioni.

La singola somministrazione. Non si parla di un ciclo né di sedute ripetute per mantenere l'effetto: un contatto di una frazione di secondo, dopo il quale il segno non si ripresenta nei controlli successivi.

La coerenza con il modello. Se l'attivazione asimmetrica dei muscoli si normalizza dopo un intervento che si rivolge al sistema nervoso e non ai muscoli, è un indizio osservabile che il livello su cui si è agito è quello del controllo: lo stesso da cui, secondo il modello, parte la catena che porta a postura, carichi, infiammazione e dolore.

Resta un tassello, non una prova definitiva. Sul sito trovi oltre 40 studi peer-reviewed sulla tecnologia REAC-CEMP-BI, con disegni e obiettivi diversi. E resta il punto più importante: nessun numero, per quanto grande, permette di promettere un risultato a una persona specifica. Quello si valuta in visita, sulla storia clinica di quella persona.

COSA DICE LA RICERCA

Fontani V., Rinaldi A., Rinaldi C. e colleghi, Long-Lasting Efficacy of Radio Electric Asymmetric Conveyer Neuromodulation Treatment on Functional Dysmetria, an Adaptive Motor Behavior, Cureus 14(6): e25768, 8 giugno 2022. Studio retrospettivo multicentrico su 29.794 soggetti (11.981 uomini e 17.813 donne, età media 47,70 anni), con dati raccolti in centri clinici in Italia e Brasile a partire dal settembre 2003. Esito: scomparsa della dismetria funzionale nel 100% dei casi trattati dopo una singola somministrazione, con follow-up documentato fino a 18 anni — a quella distanza i soggetti valutati sono 189. Conflitto d'interessi dichiarato dagli autori.

Fonte: Cureus · DOI: 10.7759/cureus.25768 → · Tutti gli studi →

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Domande frequenti

Lo studio dimostra che la terapia CEMP-BI guarisce il dolore cronico?
No. Lo studio ha misurato la scomparsa di un segno — la dismetria funzionale — non la guarigione da una patologia. La dismetria funzionale non è una malattia: è un comportamento motorio adattativo. La terapia CEMP-BI non agisce direttamente sul sintomo o sul tessuto, ma promuove il recupero della capacità di autoregolazione del sistema nervoso. Il beneficio per una singola persona va valutato caso per caso, in visita.
Perché a 18 anni i soggetti valutati sono solo 189?
Perché nel tempo i pazienti smettono gradualmente di tornare ai controlli: è la normale evoluzione di una casistica raccolta nella pratica clinica, e gli autori lo dichiarano. I 29.794 soggetti sono il totale di partenza; a un anno i rivalutati sono 3.809, a sei anni 1.329, a dodici anni 424 e a diciotto anni 189. Il dato a lunghissimo termine ha quindi un peso statistico molto minore.
Gli autori dello studio hanno un conflitto d'interessi?
Sì, ed è dichiarato apertamente nel paper: Salvatore Rinaldi e Vania Fontani sono gli autori del brevetto REAC, due delle autrici sono loro figlie e i dispositivi sono prodotti da ASMED S.r.l. di Firenze. Il conflitto d'interessi non invalida automaticamente i risultati, ma va tenuto presente nella lettura ed è la ragione per cui servono repliche indipendenti. Personalmente ho voluto pubblicare questo approfondimento perché ho potuto constatare, in 22 anni di pratica sul campo, che tutto quello che lo studio afferma è vero e reale.
Dr. Med. William Gamba
Dr. Med. William Gamba
Medico chirurgo · Specialista in Ortopedia · Terapia CEMP-BI dal 2004 · Chi sono →
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Revisione medica: Dr. Med. William Gamba · luglio 2026. Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono una valutazione clinica personalizzata. I risultati individuali possono variare. Per una valutazione, contatta lo studio.